In montagna i piccoli negozi sono vitali: lo rivela la ricerca di Cramars e Melius

Sono stati presentati nel pomeriggio di oggi 5 maggio in diretta Facebook i risultati della ricerca intitolata “Gli ultimi. Forme di welfare comunitario”. L’indagine condotta da Cramars, cooperativa di Tolmezzo per lo sviluppo locale, l’innovazione sociale e la formazione professionale, in collaborazione con Melius Srl – impresa sociale si inserisce nel progetto Innovalp Experiences, è finanziata da Intesa Sanpaolo, da Fondazione Friuli, e sostenuta dall’Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale (ASU FC) e dall’Azienda sanitaria Friuli Occidentale (AS FO). La ricerca fa emergere quanto i gestori dei negozi di prossimità siano disponibili alla plurifunzionalità commerciale e all’innovazione digitale per corrispondere alle esigenze degli abitanti e dei turisti. In più, in questo contesto, le donne delle montagne friulane manifestano un forte senso di comunità, sono radicate al territorio e contrastano lo spopolamento delle aree interne immaginando e costruendo un futuro.

Per approfondire: 

 

I gestori dei negozi di prossimità sono disponibili alla plurifunzionalità commerciale e all’innovazione digitale per corrispondere alle esigenze degli abitanti e dei turisti. In più, in questo contesto, le donne delle montagne friulane manifestano un forte senso di comunità, sono radicate al territorio e contrastano lo spopolamento delle aree interne immaginando e costruendo un futuro. E oggi, a causa degli effetti provocati da Covid-19 ancora di più.

Sono questi i tratti salienti emersi dall’indagine presentata ieri in diretta Facebook e intitolata “Gli ultimi. Forme di welfare comunitario” condotta da Cramars, cooperativa di Tolmezzo per lo sviluppo locale, l’innovazione sociale e la formazione professionale, in collaborazione con Melius Srl – impresa sociale. La ricerca si inserisce nel progetto Innovalp Experiences, è finanziata da Intesa Sanpaolo, da Fondazione Friuli, e sostenuta dall’Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale (ASU FC) e dall’Azienda sanitaria Friuli Occidentale (AS FO).

L’indagine è stata condotta con l’obiettivo di evidenziare il legame imprescindibile tra negozio e comunità dalla cooperativa per lo sviluppo locale Cramars in collaborazione con l’impresa sociale Melius. Il report è stato finanziato da Intesa Sanpaolo, da Fondazione Friuli, e sostenuto dall’Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale (ASU FC) e dall’Azienda sanitaria Friuli Occidentale (AS FO). Ne risulta che queste imprese sono fortemente legate al territorio e sono disponibili alla plurifunzionalità commerciale e all’innovazione digitale per corrispondere alle esigenze degli abitanti e dei turisti

 

Erano presenti all’evento moderato da Stefania Marcoccio, Presidente di Cramars: Giuseppe Morandini, Presidente di Fondazione Friuli, Francesca Nieddu, direttore regionale Veneto Est e Friuli Venezia Giulia Intesa Sanpaolo; Maurizio Ionico, amministratore unico dell’Impresa Sociale Melius e la ricercatrice Aura Zanier che hanno presentato il report; Marco Bussone, Presidente di UNCEM, Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani che ha tratto le conclusioni.
L’evento ha inoltre permesso di affrontare il tema del welfare di prossimità, naturale evoluzione della ricerca, introdotto da Vanni Treu, vicepresidente di Cramars.

Le realtà coinvolte nella ricerca
La ricerca si è concentrata su 52 negozi di prossimità delle tre Aree Interne del Friuli Venezia Giulia – le Valli e Dolomiti friulane, la Carnia e il Canal del Ferro e Val Canale, alimentari di piccole dimensioni (80%), attività comprensive di bar e alimentari (16%) e altre tipologie di esercizi in 33 comuni, spesso collocati nelle frazioni e località interne. Per quanto riguarda le caratteristiche dei titolari e/o gestori dei punti vendita, la componente femminile prevale per il 56 % mentre è preponderante la fascia di età da 40 ai 50 anni (43%).

Le azioni contro lo spopolamento e la visione del futuro
La pandemia da Covid-19 ha cambiato le scelte di consumo e i vincoli allo spostamento hanno permesso di riscoprire i luoghi vicini, il senso del vicinato e i legami con la comunità, conferendo vitale importanza ai piccoli negozi di montagna.

In questo contesto, dalla ricerca risulta la propensione a concepire la propria azienda come un presidio locale di vitalità e socialità, barriera allo spopolamento del territorio.
Perciò, durante il lockdown gli imprenditori della montagna friulana si sono attivati contro la desertificazione economica e sociale ampliando l’offerta commerciale con servizi come la consegna della spesa a domicilio (nel 60% dei casi), l’allestimento di spazi per incontri comunitari (22%), l’accesso gratuito alla rete wi-fi (10%) e la consegna giornaliera di pane e latte (8%).

Un atteggiamento che manifesta la capacità ad avere una visione riguardo il futuro della propria impresa e a sperimentare nuove strade per il benessere della comunità. Il 52%, infatti, ritiene utile gestire una bacheca locale di incontro tra domanda ed offerta di beni e servizi, il 36% è interessato ad offrire fine settimana tematici per la vendita e di prodotti della tradizione mentre il 12% è disponibile a ospitare un Internet Point. Solo il 2% non è interessato ad offrire servizi aggiuntivi di prossimità.

Il legame tra l’impresa e il territorio
La ricerca evidenzia la solidità del legame tra l’impresa, il luogo e le persone. A fronte della scarsità dei servizi disponibili, i gestori sono flessibili e si fanno carico soddisfare le esigenze soprattutto dagli anziani, instaurando un rapporto di disponibilità e partecipazione alle attività di animazione.

È diffuso il desiderio di riqualificare edifici, locali e spazi per aumentare l’offerta e per migliorare l’accoglienza e far diventare il negozio il centro della socialità. Emerge anche l’intenzione di allestire laboratori di gastronomia tipica, fast food con i prodotti del luogo o aree per i bambini. L’innovazione sociale è considerata un fattore che genera valore, fondamentale per lo sviluppo imprenditoriale. Ne sono un esempio i Greeters, volontari che accolgono viaggiatori e turisti accompagnandoli alla scoperta dei patrimoni locali.
I titolari e gestori sono aperti ad alleanze e collaborazioni per raggiungere un risultato condiviso. Il 30% sente il bisogno di scambiare esperienze professionali, il 20% desidera creare relazioni con i produttori locali, il 17% cerca collaborazioni per la costituzione di una rete di acquisti, il 17% desidera costruire un portale per il commercio elettronico, il 13% è propenso allo scambio di prodotti e servizi ed infine il 4% desidera promuovere anche altri punti vendita.

La voglia e la necessità di innovare per accogliere i giovani
Se è vero, però, che i piccoli esercizi commerciali sono strategici per l’economia e la vita sociale dell’intera comunità, appare necessaria l’adozione di misure specifiche che sostengano la scelta della plurifunzionalità e favoriscano l’individuazione di strade innovative, come l’erogazione di contributi mirati per i negozi dei territori marginali, di finanziamenti volti alla rigenerazione di strutture ed impianti, di misure per favorire la transizione generazionale e l’organizzazione di corsi di formazione.

Si tratta di mettere in atto un modello di intervento pubblico ben strutturato poiché si manifesta una sfiducia latente sul futuro dovuta alla situazione antropologica che caratterizza le comunità in cui prevalgono l’invecchiamento e il difficile rinnovo delle classi d’età, il numero limitato di nuclei famigliari e uno stagnante tasso di imprenditorialità. Del resto, i dati confermano come la popolazione della montagna friulana è in netto calo: negli ultimi quarant’anni gli abitanti sono circa il 18% in meno e la percentuale tocca il 30% nel Tarvisiano; diminuiscono soprattutto i residenti più giovani: il calo più significativo si registra tra i 20 e i 39 anni e tra gli under 20, mentre aumentano gli over 60. Una condizione che influisce direttamente sull’evoluzione dell’economia locale e sulla permanenza dei negozi di prossimità.

Internet e il digitale
Internet e il digitale sono un tema caldo. Una parte degli intervistati ritiene importante rendersi riconoscibili e comunicare in tempo reale con i consumatori, anche per allargare la propria clientela; ma emergono ancora una forma di comunicazione e di relazione basata sul passaparola, insieme alle difficoltà all’accesso ai servizi digitali. Pertanto risulta cruciale la creazione territori intelligenti e connessi.

C’è però la voglia di costruire e – cosa non facile – di ragionare sul futuro della comunità. Soprattutto c’è l’intenzione, da parte delle donne imprenditrici delle Terre Alte friulane, di confermarsi cuore e motore delle loro comunità.
In molti casi, emerge anche la consapevolezza che in altre regioni d’Italia, il ruolo dei piccoli negozi viene valorizzato al meglio dal decisore pubblico: dalla contribuzione economica per i servizi aggiuntivi erogati, al ruolo di prossimità che viene adeguatamente quantificato a livello economico.

Le dichiarazioni dei partecipanti:
Stefania Marcoccio, Presidente di Cramars:
“Il risultato principale della ricerca è sicuramente quello della forte richiesta di innovazione da parte dei piccoli negozi: i gestori hanno ben compreso le potenzialità del punto vendita non solo come luogo della vendita dei beni di prima necessità, ma soprattutto come erogatore di servizi diversi, eterogenei e flessibili, rivolti principalmente ai residenti locali. Il denominatore comune è sempre l’imprescindibile legame con la comunità di riferimento, che si è enfatizzato nel periodo della pandemia. Aspetto questo sicuramente da valorizzare anche con l’uso delle più moderne tetecnologie, senza dimenticare l’aspetto umano, che il report mette bene in evidenza.”

Giuseppe Morandini, Presidente di Fondazione Friuli:
“Un territorio che già prima della pandemia lanciava segnali di aiuto è l’arco alpino friulano, al contempo resiliente e critico. Per questo la Fondazione Friuli, per la prima volta, accanto ai tre bandi tradizionali ha lanciato quest’anno un bando ad hoc per la montagna, proprio per intervenire sulle problematiche che la ricerca realizzata da Cramars e Melius illustra”.

Francesca Nieddu, direttore regionale Veneto Est e Friuli Venezia Giulia Intesa Sanpaolo:
“Siamo orgogliosi che, attraverso anche il nostro sostegno ai bandi della Fondazione Friuli, possiamo veder nascere e realizzarsi molti progetti mirati agli aspetti sociali, culturali e ambientali di questo territorio. Con il Bando Montagna, in particolare, vogliamo essere parte attiva nella salvaguardia e nella valorizzazione delle nostre montagne, sostenendo progetti e iniziative che ne favoriscano il rilancio economico con nuove opportunità per i giovani, evitandone così lo spopolamento. L’indagine della Cooperativa Cramars, realtà di riferimento sul territorio, ha fatto emergere elementi di valore per il rilancio delle attività di queste piccole realtà in cui la vita di comunità rimane centrale. Intesa Sanpaolo è storicamente legata al Friuli Venezia Giulia e, per salvaguardare queste realtà uniche, fatte di tradizioni ed equilibri che vanno mantenuti e difesi, siamo molto attenti a tutti gli aspetti legati allo sviluppo sostenibile e all’economia circolare, per essere motore di un sistema il più possibile rispettoso dell’identità dei territori.”

Maurizio Ionico, amministratore unico dell’Impresa Sociale Melius:
“Il concetto di prossimità è l’esito dei cambiamenti dovuti a Covid-19. In questo periodo sono cambiati il mercato e i modelli di business i dei comportamenti dei consumatori.
Fare acquisti nei negozi di vicinato è diventata una necessità che ha fatto crescere la fiducia nei piccoli commercianti locali e ha favorito la crescita dell’economia locale. I piccoli negozi si sono riscoperti parte integrante della comunità e dei patrimoni che caratterizzano il contesto e la prossimità urbana. È una svolta importante che merita di essere sostenuta con azioni di sostegno e di stimolo alla crescita per dare nuova vitalità alle terre alte e per riscoprire i benefici di questi luoghi.”

Marco Bussone, Presidente di UNCEM, Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani:
“Abbiamo bisogno di luoghi e spazi per le comunità. Nei piccoli comuni delle zone montane, questi spazi sono spesso i bar, i negozi, le piazze. Luoghi aggregativi che rappresentano spazi di dialogo e interazione. Dove ci si ritrova e dove ci si riconosce. Sono spazi che devono essere creati e ricreati, antidoto allo spopolamento e allo spaesamento, alla desertificazione commerciale e all’abbandono. ‘Case della comunità’ nella quali si uniscono welfare, impresa, cultura. Lavoriamo insieme su questo fronte.”