DDL Cooperative di comunità: Alleanza Cooperative, importante riconoscimento del fenomeno, ma servono miglioramenti al testo

Il disegno di legge in materia di imprese sociali di comunità rappresenta un passo importante sul percorso, sostenuto dall’Alleanza delle Cooperative, per giungere ad un inquadramento legislativo a livello nazionale delle cooperative di comunità, anche allo scopo di coordinare e razionalizzare la normativa regionale stratificata negli anni, per sostenere più efficacemente uno strumento il cui valore nelle politiche di sviluppo locale nelle aree vulnerabili del nostro Paese è ormai diffusamente riconosciuto e che è sempre maggiormente visto con interesse da istituzioni e politiche di sviluppo (attuali o in programmazione).

È la valutazione espressa dall’Alleanza delle Cooperative in occasione dell’audizione sul D.d.L. 1650 (Disposizioni in materia di imprese sociali di comunità), presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato, svoltasi in videoconferenza il 17 giugno.

Il direttore generale di Legacoop, Giancarlo Ferrari, ha chiarito che l’Alleanza delle Cooperative guarda al ddl “con grande interesse e favore”, specie per il riconoscimento delle cooperative di comunità come forma di impresa sociale secondo il dlgs 112 del 2017ha evidenziato una “preferenza spiccata” per quanto riguarda l’utilizzo di cooperative per questo modello societario che parte dal basso, da iniziative entusiaste dei cittadini e che rappresenta “l’unica politica industriale per le aree svantaggiate”; inoltre la forma cooperativa garantisce che una testa equivale a un voto, si vota per preferenza e non per capitale versato e c’è un’equa ripartizione dei vantaggi. “Abbiamo promosso la nascita di cooperative di comunità dal 2010”, ha aggiunto Ferrari, che ha anche fornito i numeri del fenomeno: “Contiamo 250 cooperative di comunità, per un fatturato totale di 35 milioni di euro e circa mille occupati, con 13 regioni che hanno emanato leggi in materia che hanno bisogno di un coordinamento”.

Ferrari ha poi indicato alcuni aspetti del testo sui quali sembra opportuno intervenire, soffermandosi, in particolare, sull’esigenza di precisare che, per la qualificazione come imprese di comunità, è sufficiente lo svolgimento di uno dei servizi per la comunità e il territorio specificamente previsti per le imprese di comunità e solo facoltativamente lo svolgimento di una delle attività di interesse generale delle imprese sociali; di rivedere la qualificazione della compagine sociale; di valorizzare, in modo distinto, le realtà che esprimono l’operatività prevalente sotto il profilo del fatturato, quindi dal lato dei ricavi, rispetto a quelle caratterizzate dall’impiego di determinati fattori produttivi e che, quindi, esprimono l’operatività prevalente dal lato dei costi; di definire con una norma secondaria modalità di controllo molto precise per evitare il proliferare di false cooperative.

Infine, auspicio di Alleanza, l’introduzione di codici Ateco primari multipli per le imprese che operano nei comuni montani e delle aree interne, riconoscendone la multifunzionalità.